Il potere dello storytelling

Hei Viola, come procede la tua estate?
Sai, stavo pensando a quando andavano forte i filmini delle vacanze, te li ricordi?
Hai ragione, sembra passata una vita.
Generalmente andava così: un padre con un costume imbarazzante imbracciava una videocamera a bassa definizione e filmava i suoi figli mentre facevano il bagnetto in riva al mare con la mamma.
A volte i ruoli erano invertiti e della regia se ne occupava la mamma, mentre il papà faceva fare i tuffi ai suoi bambini, rigorosamente agghindati con braccioli più grandi di loro.
Era un modo per immortalare le tappe della crescita dei propri figli: la nascita, i primi passi, le pappe, i primi bagni al mare e così via.
Quei filmati non finivano certo nel dimenticatoio, ma venivano puntualmente usati come arma della vergogna molti anni dopo essere stati girati, al matrimonio dei figli, oppure al loro trentottesimo compleanno.
D’improvviso davanti ad una folla di parenti e amici, saltava fuori uno zio burlone, pronto a rispolverare un vecchio ricordo di famiglia, un momento di molti anni prima, mostrando a tutti che il tempo era passato, senza però riuscire a spezzare quei legami.

Intrappolare una storia, poterla rivivere ogni volta, custodirne i momenti più carichi di significato, ci permette di percepire lo scorrere della nostra vita, sapendo che siamo riusciti a darle un senso.
Siamo fatti così, abbiamo bisogno di una storia per non sentirci smarriti.