Hei Viola, come procede la tua fase 2?

Potresti approfittare del clima più rilassato per uscire a fare una corsetta, oggi infatti non c’è il rischio che qualcuno si affacci alla finestra per dirti di tornare a casa.
Ormai tutti l’hanno capito: i runner sono stati il vero problema in tutta questa faccenda, e di fatto si sono rivelati molto più pericolosi del Covid.
Però adesso abbiamo imparato che bastano due metri di distanza e un po’ di diffidenza per tenerli sotto controllo.
Sei una runner, oppure ami andare in bicicletta?
Da quando è iniziata la fase 2 hai tutto il diritto di farlo senza sentirti giudicata.
Siamo un grande Paese.

Ad ogni modo mi auguro che tu non lo faccia, non sai quanta paura mi fanno i runner.

Ma parliamo d’altro.
Parliamo di qualcosa, o meglio di qualcuno che di sicuro - a differenza dei runner - ha dovuto cambiare le proprie abitudini a causa della pandemia.
Certo, tutti noi abbiamo dovuto farlo, ma quali saranno le conseguenze di tutto questo sul futuro dei più giovani?


In questi giorni mi sono chiesto proprio questo: la pandemia Covid sarà così impattante da definire una nuova generazione? (ho trovato molto interessante l’articolo di Ninja a riguardo).
Di tutta questa faccenda infatti, uno degli aspetti che più mi ha colpito è stato quello della sospensione delle attività scolastiche ed accademiche.
Un fatto senza precedenti.

I più giovani, in particolare gli adolescenti, ai quali questa riflessione è rivolta, stanno attraversando una delle fasi più importanti e delicate della loro vita, e le limitazioni sulle libertà personali imposte per impedire la diffusione del Covid, insieme alla chiusura delle scuole, cambieranno di fatto la loro percezione di questo periodo, con conseguenze che ad oggi non siamo ancora in grado di valutare.

Sì perché l’isolamento sociale è la condizione che meno può giovare alla vita di un adolescente.
Quello di fare esperienze dirette di intimità e di complicità - ma anche di contrasto - con i propri coetanei, è un elemento imprescindibile del percorso di un adolescente verso l’emancipazione e la crescita personale.
La chiusura delle scuole, e quindi l’impossibilità di stare in gruppo, potrebbe avere effetti decisivi sulla vita di tutti i ragazzi e le ragazze -dovesse protrarsi troppo a lungo-.

Tutti noi abbiamo in mente lo stereotipo dell’adolescente medio: energico, turbolento, scontroso coi genitori e con un’interpretazione fantasiosa dell'igiene personale.

Ma è proprio così?

Beh, in molti casi potremmo dire di sì (consapevoli ovviamente che questi siano soltanto luoghi comuni).
Durante l’adolescenza infatti impariamo il nostro vocabolario emotivo, di fatto facendo i primi tentativi di gestione delle emozioni con i nostri strumenti, e non con quelli dei nostri genitori.
Ed è proprio per questo che in adolescenza spesso ci scontriamo con loro: dobbiamo dimostrare a loro e a noi stessi di saper camminare sulle nostre gambe.
È il modo che abbiamo noi umani per uscire dal guscio, per mostrarci al mondo e agli altri come individui indipendenti ed emancipati.
In questo senso l’adolescenza è una tappa fondamentale nella vita di ognuno di noi, perché più di ogni altra esperienza ci definisce come individui adulti.

Vista da questa prospettiva, l’adolescenza è un processo complesso e delicato, diverso per ognuno di noi, ma allo stesso comune ad ognuno di noi.
La regola fondamentale per attraversarla al meglio, raccogliendo tutti i frutti che è in grado di offrire, è certamente quella di stare insieme ai propri coetanei.
Il confronto con gli altri aspiranti adulti infatti è ciò che definisce la nostra personalità.
La ricerca dell’intimità -intesa non soltanto come la ricerca della propria sessualità, ma anche dell’amicizia e della complicità extra genitoriale-, è la cosa più importante per ogni adolescente.

Ma cosa c’entra il Covid con tutto questo?

Beh, è presto detto: il Covid cambia il modo con cui interagiamo tra di noi, e per un adolescente questa non è una cosa da poco.

È vero, oggi i ragazzi hanno molte più possibilità per tenersi in contatto rispetto a qualche anno fa, e chi meglio di loro sa sfruttare quelle possibilità?
Sono loro la generazione Z, sono loro i nativi digitali, ce l’hanno nel sangue.
È vero, la scuola riesce ad essere presente grazie alle lezioni online, quindi non tutte le sue attività sono state sospese.
Ma è chiaro che tutto ciò che avviene online, lezioni comprese, non può sostituirsi completamente al contesto reale.

Esiste lo smart working, ma non può esistere lo smart growing, non possiamo crescere da casa, perché abbiamo bisogno di tutto ciò che è comunicazione non verbale, abbiamo bisogno di un contesto fisico che stimoli i nostri sensi e arricchisca il nostro vocabolario emotivo.
Ovviamente le attività online sono una manna dal cielo in questo momento, ma non sarebbe corretto pensare che possano sostituirsi a quelle fisiche senza conseguenze.

I ragazzi sanno come fare, sanno come restare in contatto tra loro.
Ciò che invece non possono fare -almeno non del tutto- è percepire quanto il cambiamento delle abitudini sociali influirà sulla loro crescita.
Per questa ragione c’è bisogno che il mondo degli adulti faccia la sua parte.
Non possiamo pensare che tanto i ragazzi in qualche modo si adatteranno, hanno internet.
Non funziona così.
La politica e le istituzioni hanno un ruolo centrale e di grande responsabilità nei confronti dei più giovani, perché dalle loro decisioni dipenderà il loro futuro, e di conseguenza il futuro del nostro Paese.

Oggi più che mai non possono sottrarsi al loro ruolo, perché adesso c’è bisogno di un nuovo modo di vivere la scuola e di condividere esperienze.
Finita l’emergenza Covid inizia un’altra emergenza: servono piani a lungo termine, una nuova organizzazione della scuola e delle attività per i giovani.

Diciamolo onestamente: non siamo il Paese europeo più rassicurante in termini di prospettive per il futuro dei più giovani.
Dovremmo cogliere l’opportunità che deriva da questa pandemia per dimostrare che le nuove generazioni non sono abbandonate a loro stesse.

Tornando dunque alla domanda di prima:
la pandemia Covid sarà così impattante da definire una nuova generazione?

Dipende da noi, dai politici che scegliamo che ci rappresentino e dalle loro decisioni in fatto di politiche giovanili.

Dimostriamo a noi stessi e al resto del mondo che ci preoccupiamo per il nostro futuro, perché soprattutto da questo dipenderà la fiducia che gli altri riporranno in noi.

Ci sarebbero tante oltre cose da dire sull’argomento, ma immagino che a questo punto ti sia già messa la tuta per uscire a fare jogging.

Allora ti lascio andare, ricordati guanti e mascherina, e se qualcuno dovesse farti sentire in colpa per essere uscita a fare una corsetta, ricorda che è proprio grazie persone come quelle che il nostro Paese ha superato l’emergenza!

Ciao Viola, ci sentiamo a giugno!